NOI LO CHIAMIAMO ROSÉ!

“Rosato? È il participio passato di un verbo che non esiste!”

“Rosé? È troppo francofono e anacronistico!”

In Italia c’è sempre chi non riesce a vedere il lato positivo, neanche in un trend in crescita che non sembra volersi fermare.

Il rosé sta spopolando in tutto il mondo e dal 2002 si può registrare una vera e propria crescita, anche se in Italia questo andamento è più lento.

Il mercato italiano si sta orientando verso questo tipo di vino ancora poco considerato. Tuttavia, mentre una larga parte del settore lavora per rafforzare il trend positivo, alcuni sembrano più concentrati su problemi che, a parer nostro, non esistono.

“A cosa ti riferisci?”

Ci è già capitato in più di qualche occasione (Italia in Rosa la prima volta) che al momento della degustazione, quando chiedevamo di poter assaggiare un vino rosé, il produttore ci guardasse con aria snob dicendo:

“Ormai non si chiama più ‘rosé’, il suo nome è ‘vino rosa’!

Come? Rosato e rosé non sono più accettati?

 

“ Io parlo di vino rosa. Se ci pensate, rosato è il participio passato di un verbo che non esiste.” (cit.)

 “[Rosé] È un termine anacronistico, lo usavano i nostri nonni quando al posto di “cappotto” o “lampada” dicevano “paltò” e “abat jour”. Perché si parla di bianchi, di rossi e mai di rosa? “ (cit.)

“Ma cosa significa rosato? E’ un participio passato?

La più famosa Enciclopedia italiana, La Treccani, cita:

Roṡato agg. [der. di ròsa]. […]2. Di colore rosa o tendente al rosa: colore r.; labbra r. (Petrarca), Dolci parole di r. labbro (Leopardi); vino r., e spesso assol. rosato s. m. (o anche rosatello e, con termine fr., rosé), vino di colore rosso chiaro fatto con uve rosso chiare (uve r.)

 

Mi sembra ci sia ben poco da aggiungere, anche se noi siamo per il nome internazionale Rosé.

Rosé, infatti, è il nome internazionale per il vino rosato. È così da sempre.

Perché mettersi a questionare su un nome che facilita soltanto la comunicazione tra Italia ed estero, dove la maggior parte delle aziende vende più dell’80% della propria produzione?

Se già è difficile spiegare cos’è un vino DOC a un americano, come spieghiamo che il vino rosé da oggi si chiamerà ‘vino rosa’ ma non ha alcuna differenza con esso?

Una bella risata in faccia ce la meriteremmo.

In un mondo ormai globalizzato, dove si produce vino in tutto il mondo, in nazioni che forse neanche immaginate, competere è sempre più difficile; dobbiamo lavorare tutti insieme per la promozione e la tutela dei nostri vini.  Basta lotte contro i mulini a vento e pretese di voler cambiare un nome riconosciuto a livello internazionale come rosé.

Basta dare un’occhiata ai social, dove su instagram soprattutto le foto con gli hashtag #iobevorosa sono poco più di 100.  #vinorosa poco più di 1000, e indovinate un po’ quante sono quelle con gli hashtag #rosé 3.6M di post. #Roséwine?  69.5K.

Sia chiaro, questi numeri rappresentano e confermano il fatto che a livello mondiale il nome riconosciuto è rosé e non rosa o rosato.

Cerchiamo tutti insieme di promuovere i nostri vini, facciamo in modo che i nostri rosé arrivino nei ristoranti più trendy della Napa Valley, di Hong Kong e di Londra. Lavoriamo sul made in Italy, e a questo punto ci complimentiamo per il magistrale lavoro svolto da alcuni consorzi che stanno ottenendo buoni risultati, piuttosto che inventarci battaglie che ostacolano l’ottimo lavoro finora svolto.

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