LA CRESCITA DEL VINO ROSE’

di Dario De Caro

Ma insomma quanto si consuma di questo vino rosé? Tanto? Poco? Io al ristorante non è che vedo tutte queste bottiglie di vino rosa.

Come abbiamo letto sulla guida, il vino rosato ha una sua tradizione, una sua storia e una sua identità. Può essere ritenuto uno dei vini più antichi della storia. I latini già lo conoscevano e lo chiamavano “lacrima”, ottenuta per compressione naturale, prima della pigiatura, dalle stesse uve lasciate nel forum vinarium.

 

“eh siamo arrivati ai latini adesso”

Plinio la chiamava “protroprum”, per Columella era il “mostum lixivium”. Una produzione che non ha mai smesso di esistere soprattutto perché precoce.

Il vino rosato è un vino versatile, mutevole. Le mode stanno cambiando e per questo motivo, da essere ritenuto un vino di poco prestigio sta acquisendo maggiore considerazione tra i consumatori in sempre più occasioni.

Il potenziale e la crescita del vino rosato hanno sollecitato tecnici e produttori a dedicare ai vini rosati più attenzione rispetto al passato. Così si è ripreso non solo a parlare e scrivere sui rosati ma anche a fare ricerche in campo enologico, sulla comunicazione e sul marketing.

Il vino rosato sembra essere quello meno considerato rispetto al vino bianco e al vino rosso, nonostante i dati dimostrano che la produzione e il consumo di questa tipologia di vino è in costante crescita. Meno considerato anche perché risulta difficile catalogarli in un’unica definizione condivisa. Il vino rosato non possiede una propria definizione poiché la nomenclatura combinata e la legislazione europea del settore vitivinicolo fanno una distinzione solamente tra vino bianco e vino non bianco.

 

“eh quindi i consumi aumentano o no?”

Il vino rosato è ritenuto un vino semplice, stagionale e femminile anche se l’interesse del consumatore verso il rosato sta crescendo in molte nazioni del Nuovo Mondo, come Stati Uniti d’America e Nuova Zelanda. Tuttavia le aziende non conoscono perfettamente la percezione che il consumatore ha del vino rosato.

Pare che il consumatore beva rosato perché piace, risulta essere meno complesso di un rosso o un bianco ed è semplice. Si sta affermando un nuovo stile di prodotto, chiaro e aromatico, con una domanda crescente di donne e giovani.

Il vino sta diventando sempre più alimento di convivialità e questo momento potrebbe essere particolarmente favorevole ai vini rosé.

“io ve lo avevo detto eh…”

Gli ultimi dati dimostrano che c’è una crescita del mercato del vino rosato. Nel 2014 la produzione mondiale di vini rosati è stata pari a 22,3 milioni di ettolitri, pari al 10% del consumo di tutti i vini fermi. Osservando il trend, non si tratta di una moda ma di un crescente interesse del consumatore verso questa tipologia di vino.

 I dati dimostrano che la performance dei rosati è in crescita e l’incremento delle vendite che comincia nei mesi più caldi si ripercuote poi in tutto l’anno. La stagione estiva è il periodo più indicato al consumo di vino rosato. Infatti il rosato è percepito come un vino stagionale, associato spesso alle vacanze estive.

“riusciremo a sconfiggere il mito del rosato “stagionale” ? ”

Il mito “stagionale” sembrerebbe essere nato proprio in Provenza, dove ci sono spiagge ed è un ritrovo per chi trascorre le proprie vacanze estive in riva al mare. La Provenza è oggi un punto di riferimento per la produzione di rosati d’alta gamma.

Sul fronte produttivo, dopo l’incontrastata leadership francese si colloca la Spagna, , gli Usa e l’Italia. Questi Paesi assieme rappresentano oltre l’80% della produzione mondiale di rosati.

L’Italia è l’unico Paese in cui i volumi di vino rosato prodotti sono in calo. Tuttavia considerando i valori l’Italia è al secondo posto.

Il mercato mondiale dei vini rosati è destinato a crescere con un effetto domino, considerando che è in aumento la percentuale di rosé esportati rispetto alla produzione complessiva.

Il consumo di vino rosato si è recentemente stabilizzato, ma dal 2002 ad oggi ha avuto un impennata del 20%, passando da 18,9 milioni di ettolitri nel 2002 fino a 22,7 milioni di ettolitri nel 2015.

I principali consumatori di vino rosato sono Francia con un consumo pari a 8,1 milioni di ettolitri consumati nel 2014 e Stati Uniti d’America con 3,2 milioni di ettolitri. (OIV,2015).

fonte OIV, 2015

Il merito del rosato sta nel suo essere versatile, facile da abbinare, informale ed economico. Le indagini lasciano intravedere un consumo maggiore anche da parte di un pubblico più colto ed esigente.

E in italia?

Il consumo dei rosati in Italia è in calo nonostante l’aumento della produzione. La situazione che emerge in Italia per quanto riguarda il mondo del vino e in particolare di quello rosato è l’eccessiva frammentazione in tante denominazioni che in realtà non riescono a darne il giusto valore al vino.  Nei ristoranti italiani, i vini rosati sono poco presenti, in particolare quelli fermi.

Le denominazioni DOC e DOCG sono importanti ma il loro limite è rappresentato dalla presenza di numerose denominazioni il cui disciplinare prevede insieme al rosso anche il rosato, e questo tende purtroppo a offuscare l’identità del nostro rosé.

Conclusioni?
Dobbiamo cercare di bere spinti dalla curiosità di quello che stiamo bevendo, sperimentando e cercare di dare più valore al rosato.

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