ELEGANZA, INNOVAZIONE E GRAVITA’ SUL LAGO DI GARDA: VI PRESENTIAMO TENUTA LA CA’

di Davide Sarti
e Dario De Caro

In un caldo pomeriggio estivo abbiamo volentieri accettato l’invito dei fratelli Pietro e Aldo a visitare la loro Azienda, Tenuta La Cà.

Li abbiamo conosciuti a “Italia in Rosa 2019” ed affascinati dalla loro storia e dai loro vini… come potevamo rifiutare?

Pietro e Aldo dal 2018 hanno preso in mano le redini dell’Azienda puntando sull’innovazione. È un vero atto di coraggio di due fratelli che nelle radici delle vigne di famiglia hanno visto il più fertile dei futuri.

“Alla sorte non affidiamo nulla ma per crescere ci stiamo giocando i numeri giusti, quelli più giovani. La nostra è una gestione under 30: convinti che l’età, più che un dato di fatto, sia un fatto da dimostrare.”

L’azienda sorge sulla sponda veneta del lago di Garda e si estende per 15 ettari coltivati a vite e olivo. E già qui abbiamo la prima sorpresa: oltre ad essere un’Azienda certificata BIO, nella tenuta c’è un appezzamento di Corvina, Corvinone e Rondinella curata e dedicata per i due terzi alla produzione di vino Rosé. L’Azienda sorge in un territorio molto vocato, dove il sottosuolo è ricco di sorgive che mantengono le radici sempre idratate.

Le sorprese non finiscono mai ed entriamo in cantina: c’è qualcosa di strano. Dove sono le grandi pompe che sbattono/muovono/spostano il vino da una parte all’altra?

Beh, non ci sono! L’azienda è stata la prima del Lago di Garda a puntare su un metodo innovativo, detto
“a caduta”, una tecnica che rispetta l’uva ancora prima del vino. Tutti gli spostamenti, dalla materia prima al vino finito sono fatti appunto mediante gravità dato che hanno costruito la cantina su più livelli.

Ma vediamo bene cosa succede… quando fanno il rosé!

Gli interni della cantina, dove avviene il processo di produzione

L’uva del vigneto dedicato al rosé arriva in cantina, tramite una cernita  viene scelta la migliore e finisce nella diraspatrice che separa gli acini dal raspo. Un nastro trasportatore porta le uve nella pressa dove vengono delicatamente pressate dopo qualche ora di macerazione, per ottenere il colore perfetto del chiaretto. Ed ecco che il mosto, per gravità, viene portato nelle diverse vasche, diviso tra mosto fiore e pressato, perché ogni piccolo dettaglio è fondamentale quando siamo a questi livelli!

Insomma visitare questo cantina ci ha dato parecchie dritte su tante piccole cose, quelle cose di cui solo pochi parlano.

Siamo giunti nella sala degustazione. Uno spettacolo vedere i paesaggi e conoscere meglio Pietro e Aldo.
Chiediamo informazioni sui numeri di produzione: ci credete che 1/3 della loro produzione è dedicata ai vini rosé? Queste notizie ci fanno davvero piacere e ci fanno capire che la crescita dei numeri del rosé non è una moda, ma l’affermazione di un vino con una propria identità.

Abbiamo assaggiato le due tipologie di rosé, “Cento” un Bardolino Chiaretto Brut e “Chieto” un Bardolino Chiaretto Classico.

Le uve per produrre i vini sono le stesse, Corvinone, Corvina, Rondinella ma in percentuali diverse. Le uve rimangono in pressa per un periodo che va dalle 2 alle 5 ore e solo dopo avviene la spremitura che regala un mosto davvero delicato e profumato. Tutti questi profumi sono facilmente ritrovabili in bottiglia.

Nella degustazione che comprendeva altri vini oltre ai rosati, abbiamo ritrovato una coerenza nello stile che ci fa capire una cosa importantissima: sanno cosa vogliono, e lo fanno anche bene.

Per questo noi vi invitiamo ad assaggiare i vini di Tenuta la Cà  e farci sapere cosa ne pensate, ma soprattutto, se siete nei paraggi vi consigliamo di fermarvi nella loro tenuta, per scoprire altre mille cose.

Un piccolo spoiler? Non tutte le loro barrique sono in legno, qualcuna è in ceramica!

Un’ultima cosa ma non meno importante. Quando avrete davanti le diverse bottiglie, fate attenzione alle etichette. Noterete come Pietro (perché proprio lui ha seguito direttamente la progettazione!) sia riuscito a ricreare i diversi paesaggi che si possono ammirare dalla loro cantina.

Quella mattina invece di “perché no” ci siamo detti “perché si”

Noi di IntoTheRosé vogliamo augurare un in bocca al lupo a Pietro e Aldo, confidando nei loro rosati come protagonisti della Rosé Revolution.

Cheers!

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